La Visita Culturale del Triveneto ha portato associate, associati e accompagnatori alla scoperta del Memoriale Brion di Carlo Scarpa e della Gypsotheca Antonio Canova di Possagno: un itinerario nella bellezza della Marca Trevigiana, tra arte, architettura e spirito associativo.

Ci sono luoghi che non si visitano soltanto. Si attraversano. Si ascoltano. Si lasciano sedimentare.
È accaduto nella Marca Trevigiana, in occasione della Visita Culturale del Triveneto promossa da ADCEC Tre Venezie, che ha accompagnato associate, associati e accompagnatori lungo un percorso speciale tra due capolavori assoluti: il Memoriale Brion di Carlo Scarpa, a San Vito di Altivole, e la Gypsotheca Antonio Canova, a Possagno.
Una mattinata fuori dai luoghi abituali della professione, ma pienamente dentro lo spirito dell’Associazione: creare occasioni di incontro, conoscenza, relazione e appartenenza tra commercialisti del Triveneto.
A rendere speciale la giornata è stata anche la partecipazione del gruppo: una trentina di commercialiste e commercialisti, insieme ad accompagnatrici e accompagnatori, che hanno vissuto la visita con entusiasmo, attenzione e autentica curiosità. Lontani per qualche ora da scadenze, riunioni e impegni di studio, i partecipanti hanno seguito il percorso lasciandosi interrogare dai luoghi, dai dettagli architettonici, dai racconti e dalle connessioni tra arte, memoria e territorio.
Davanti al Memoriale Brion, come negli spazi della Gypsotheca, lo sguardo professionale si è trasformato in sguardo curioso: osservare, domandare, confrontarsi, cogliere particolari, condividere impressioni. È stato uno degli aspetti più belli della visita: vedere una comunità professionale ritrovarsi non solo attorno ai temi della professione, ma anche attorno alla bellezza, alla cultura e al desiderio di conoscere meglio il proprio territorio.
Dove la luce diventa architettura
Il percorso è iniziato al Memoriale Brion, ultima opera di Carlo Scarpa, realizzata tra il 1970 e il 1978 e oggi Bene del FAI. Un luogo unico, costruito come un dialogo continuo tra acqua, cemento, geometrie, silenzi, riflessi e paesaggio. Il FAI lo descrive come una delle opere più complesse, originali e significative dell’architetto veneziano, progettata in ogni dettaglio attraverso un patrimonio di circa 1.500 disegni autografi.
Qui la visita è diventata subito esperienza. Non una semplice tappa culturale, ma un’immersione nella poetica di Scarpa: l’attenzione artigianale al materiale, il rapporto tra pieni e vuoti, l’Oriente che incontra l’Occidente, l’acqua che accompagna lo sguardo, la luce che non illumina soltanto ma costruisce lo spazio.
Nel Memoriale Brion il confine tra architettura, meditazione e paesaggio si assottiglia. La tomba diventa giardino, il cemento diventa forma viva, il silenzio diventa racconto. È uno di quei luoghi nei quali anche chi arriva senza particolari competenze architettoniche comprende immediatamente che la bellezza non è decorazione: è pensiero, misura, profondità.
Da Scarpa a Canova, lungo la strada dell’architettura della Marca
Dopo San Vito di Altivole, il percorso è proseguito verso Possagno, nel cuore di quella che può essere letta come una vera strada dell’architettura della Marca Trevigiana: un territorio in cui si incontrano Palladio, Canova, Scarpa, Asolo, Maser, Possagno, Altivole e Fanzolo. Un itinerario che racconta come questa parte del Veneto non sia soltanto paesaggio produttivo e professionale, ma anche una straordinaria concentrazione di arte, architettura, memoria e identità.
La seconda tappa ha portato il gruppo alla Gypsotheca Antonio Canova, dove sono conservati i gessi preparatori delle opere del maestro di Possagno. Un patrimonio straordinario, nato dalla volontà del fratello Giovanni Battista Sartori Canova di custodire e tramandare il lavoro dell’artista nella sua terra d’origine.
Entrare nella Gypsotheca significa trovarsi davanti al laboratorio ideale di Canova: i gessi bianchi, spesso a grandezza naturale, restituiscono il passaggio fondamentale tra l’idea, il modello e il marmo. Sono opere che mostrano il processo creativo prima ancora del risultato finale. Non solo bellezza compiuta, quindi, ma ricerca, studio, mano, materia, disciplina.
L’incontro tra due geni: Canova visto da Scarpa
La Gypsotheca è anche il luogo in cui Canova incontra Scarpa. Tra il 1955 e il 1957, infatti, Carlo Scarpa progettò l’ampliamento del museo, la cosiddetta Ala Scarpa, concepita per esaltare la purezza dei gessi attraverso la luce naturale, le trasparenze e un rapporto attentissimo tra opere e spazio.
È forse qui che il filo della giornata è apparso con maggiore evidenza. Da una parte Canova, il grande scultore della forma ideale. Dall’altra Scarpa, l’architetto capace di far vibrare la luce attorno alle opere. Due linguaggi diversi, due epoche diverse, una stessa tensione verso la perfezione.
L’Ala Scarpa non si limita a ospitare le sculture: le accompagna. La luce entra, cambia, si posa sui gessi, modifica la percezione delle superfici e rende ogni visita diversa dalla precedente. È un’architettura che non prevale sull’opera, ma la mette in relazione con il tempo, con il paesaggio e con lo sguardo di chi osserva.
Non solo professione: il valore dello stare insieme
Le Visite Culturali del Triveneto nascono proprio da questa idea: offrire agli associati ADCEC momenti nei quali la professione possa uscire dalle aule, dai convegni e dagli adempimenti quotidiani per ritrovare una dimensione più ampia.
Essere commercialisti oggi significa certamente aggiornarsi, studiare, interpretare scenari complessi e accompagnare imprese e persone nelle scelte fondamentali. Ma significa anche appartenere a una comunità professionale capace di riconoscersi, incontrarsi e condividere esperienze.
La visita al Memoriale Brion e alla Gypsotheca Canova ha avuto questo valore: far camminare insieme colleghe e colleghi del Triveneto dentro la bellezza del territorio, creare nuove conversazioni, rafforzare legami, generare relazioni che non nascono soltanto attorno a un tavolo tecnico, ma anche davanti a un capolavoro.
La cultura come forma di networking autentico
Iniziative come questa ricordano che il networking più efficace non è sempre quello dichiarato. A volte nasce durante uno spostamento, davanti a un’opera, in una pausa, in un pranzo conviviale, nel commento condiviso su un dettaglio architettonico o su una storia appena ascoltata.
È in questi momenti che l’Associazione mostra una delle sue funzioni più preziose: non solo organizzare formazione, ma costruire comunità. Non solo offrire occasioni professionali, ma creare appartenenza. Non solo rappresentare i commercialisti del Triveneto, ma farli incontrare come persone, prima ancora che come professionisti.
La Marca Trevigiana, con Canova e Scarpa, ha offerto lo scenario ideale per questa esperienza: un territorio in cui l’arte e l’architettura raccontano che l’eccellenza nasce dalla cura del dettaglio, dalla visione e dalla capacità di lasciare traccia.
La stessa cura, la stessa visione e lo stesso desiderio di lasciare valore che ADCEC Tre Venezie continua a promuovere, dentro e oltre la professione.










































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