Alla scoperta di una Venezia segreta: tra storia, leggende e misteri

Tra leggende, simboli nascosti e memorie dimenticate, i commercialisti dell’ADCEC Tre Venezie hanno esplorato una Venezia inedita. Guidati da Alberto Toso Fei, si sono immersi in storie di fantasmi, amori impossibili e curiosità contabili. Un’esperienza formativa tra mito e realtà, nel cuore più misterioso della Serenissima.

È stata un’autentica immersione nella Venezia più nascosta e affascinante quella vissuta dai partecipanti alla recente “Visita culturale del Triveneto”, promossa da ADCEC Tre Venezie. Protagonista e guida d’eccezione: Alberto Toso Fei, narratore e custode delle storie meno note della città lagunare.

Partendo da Piazza San Marco, il gruppo è stato condotto tra calli e campielli attraverso racconti sorprendenti. Come quello di Giustina Rossi, passata alla storia come “la vecchia del morter”, che – secondo la leggenda – avrebbe cambiato il corso della rivolta di Bajamonte Tiepolo facendo accidentalmente cadere un mortaio sul nemico.

Tante le tappe ricche di mistero: dalla “scimmia demonio” che perseguitava un avvocato, all’incantesimo del “Ponte de le Meravegie”, dove la sorella ritenuta meno avvenente si trasformò nella più affascinante, fino al fantasma del campanaro di San Marco, condannato a vagare ogni notte alla ricerca del proprio scheletro.

Tra le curiosità anche il significato di nomi come Calle delle Moschete, legato ai nei finti di moda nel Settecento, o il graffito cinquecentesco a Campo Santa Giustina, riscoperto proprio da Toso Fei.

Immancabile un passaggio al Sotoportego della Corte Nova, detto anche “della Peste”, dove si intrecciano storie di apparizioni mariane e credenze popolari legate a una “pietra rossa” ritenuta foriera di sfortuna.

Nel percorso non è mancato un cenno a un tema caro ai commercialisti: la partita doppia, che pur avendo origini genovesi, fu adottata e perfezionata dai mercanti veneziani.

Tra gli aneddoti più suggestivi, quello del Moro di Venezia, ispirazione per Shakespeare, e la romantica vicenda del pescatore Orio e della sirena Melusina: simbolo del loro amore è un cuore di mattoni rossi murato nel Sotoportego dei Preti, che secondo la tradizione protegge chi lo tocca insieme alla persona amata.

Il viaggio si è concluso tra le “boche de leon”, antiche cassette per le denunce segrete, e il misterioso toponimo di Calle della Morte, che ancora oggi alimenta ipotesi e leggende.

Un grande grazie ad Alberto Toso Fei per aver guidato questa esplorazione dell’anima più misteriosa e poetica di Venezia, rivelandone storie e memorie che meritano di essere tramandate.

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