Rimanenze sotto esame: dal percorso Start4Rev un focus operativo per i revisori del Triveneto

Molti associati ADCEC Tre Venezie hanno partecipato al focus online dedicato ai test sulle rimanenze, tra OIC 13, obsolescenza, lower cost or market, beni a lenta rotazione e commesse pluriennali. Una giornata operativa, intensa e concreta, pensata per chi vuole impostare una revisione davvero efficace.

Ci sono voci di bilancio che, più di altre, raccontano la qualità dei processi aziendali. Le rimanenze sono una di queste. Dietro un numero iscritto in stato patrimoniale non ci sono soltanto merci, materie prime, semilavorati o prodotti finiti: ci sono scelte di valutazione, sistemi informativi, controlli interni, procedure inventariali, stime, rischi di obsolescenza, margini futuri, beni presso terzi, cut-off, merci in viaggio e commesse ancora aperte.

È da questa consapevolezza che ha preso forma il focus online “Rimanenze sotto esame: i test che contano davvero. Obsolescenza, lower cost or market, beni a lenta rotazione e commesse pluriennali: come impostare una revisione efficace”, tenutosi il 13 maggio 2026 nell’ambito del Master Start4Rev – Scuola Revisori Triveneta, organizzato da ADCEC Tre Venezie e riservato agli associati 2025-2026, in collaborazione con l’ODCEC di Treviso.

Un pomeriggio di formazione a distanza, dalle 14.00 alle 18.00, che ha registrato una partecipazione numerosa e attenta. Quattro ore dense, costruite non come una semplice lezione teorica, ma come un percorso dentro le carte di lavoro, i test, le evidenze e le valutazioni che ogni revisore è chiamato a presidiare quando affronta il tema del magazzino.

Dal principio contabile alla carta di lavoro

A guidare il focus sono stati Sabrina Rigo, Partner di Crowe Bompani AS Spa e Amministratore di Crowe Bompani Academy, dottore commercialista, revisore legale e docente a contratto presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia per il corso di Revisione Legale, e Marco Zennato, Manager di Crowe Bompani, dottore commercialista e revisore legale, con esperienza nell’auditing di società italiane non quotate e multinazionali e in progetti di risk consulting.

Il valore dell’incontro è emerso fin dalle prime battute: non basta conoscere il principio. Occorre saperlo trasformare in procedura, in test, in domanda professionale corretta, in elemento probativo sufficiente e appropriato.

Il punto di partenza è stato l’OIC 13, con il richiamo alla classificazione delle rimanenze e al principio fondamentale della loro iscrizione: il minore tra costo di acquisto o di produzione e valore di realizzazione desumibile dall’andamento del mercato. Un passaggio che, nella pratica, diventa tutt’altro che automatico. Perché valutare le rimanenze significa interrogarsi sulla reale recuperabilità dei valori, sulla rotazione degli articoli, sui margini attesi, sull’esistenza di prodotti obsoleti o difficilmente vendibili, sulla continuità dei criteri adottati e sulla coerenza delle informazioni di bilancio.

I rischi da leggere prima dei numeri

Il focus ha messo in evidenza un aspetto fondamentale: la revisione delle rimanenze comincia prima del test numerico. Comincia dalla comprensione dell’impresa, del settore, del processo produttivo, delle procedure interne, del sistema di magazzino e dei punti di controllo.

Il riferimento agli ISA 315 e 330 ha consentito di collocare l’attività del revisore dentro una logica risk based: prima si comprendono l’impresa e il contesto, poi si identificano i rischi di errori significativi, quindi si pianificano risposte di revisione adeguate.

Da qui il passaggio agli obiettivi di controllo: esistenza, competenza, completezza, valutazione e informativa. Cinque parole che, applicate al magazzino, diventano domande molto concrete. I beni esistono davvero? Sono di proprietà dell’impresa? Sono correttamente inclusi o esclusi alla data di chiusura? Le merci presso terzi sono tracciate? I movimenti a cavallo d’anno sono imputati nel periodo corretto? Il valore contabile è recuperabile? La nota integrativa racconta in modo completo i criteri e le eventuali rettifiche?

La revisione del magazzino come metodo

Uno dei passaggi più efficaci della giornata ha riguardato la costruzione del metodo di lavoro. La revisione del magazzino è stata ricostruita come una sequenza ordinata: predisposizione della narrative del processo, individuazione dei controlli chiave, valutazione del disegno del controllo, verifica della sua effettiva applicazione, definizione del programma di lavoro ed esecuzione delle procedure.

Nel concreto, sono stati affrontati i principali test: presenza all’inventario fisico, circolarizzazione di terzisti e depositari, controllo della merce in viaggio, cut-off, pricing, procedure di analisi comparativa, ricalcolo del costo, lower cost or market, verifica dell’obsolescenza e del lento movimento.

È qui che la formazione ha assunto il taglio più operativo. Non una trattazione astratta, ma un vero laboratorio professionale su come leggere un tabulato, come selezionare i codici da testare, come impostare un’analytical review, come confrontare costo e valore netto di realizzo, come indagare le variazioni anomale, come documentare le conclusioni.

Obsolescenza e slow moving: quando il magazzino pesa sul bilancio

Ampio spazio è stato dedicato ai beni a lenta rotazione e ai prodotti obsoleti. È uno dei punti più sensibili della revisione, perché il rischio non è soltanto che il magazzino esista, ma che sia iscritto a un valore non più recuperabile.

Il tema è stato affrontato con un approccio molto concreto: individuare i codici no moving o slow moving, calcolare gli indici di rotazione, discutere con la direzione le politiche di smaltimento, verificare eventuali piani di rottamazione o cessione, comprendere le ragioni commerciali del lento rigiro e valutare se il fondo svalutazione magazzino sia congruo.

Il messaggio è stato netto: il revisore non può fermarsi davanti al dato contabile. Deve interrogare il dato. Deve capire se quel valore ha ancora una prospettiva economica. Deve distinguere tra un rallentamento temporaneo e una perdita durevole di valore. Deve saper leggere il magazzino anche alla luce dell’andamento del mercato e delle strategie commerciali dell’impresa.

Lower cost or market: il test che misura la prudenza

Tra i momenti più tecnici del focus, particolare rilievo ha avuto il tema del lower cost or market, cioè il confronto tra il costo e il valore desumibile dall’andamento del mercato. Un test fondamentale perché traduce in procedura il principio della prudenza.

Attraverso gli esempi pratici, i partecipanti hanno potuto vedere come il confronto con i prezzi di vendita, al netto dei costi di completamento e dei costi diretti di vendita, possa far emergere situazioni di margine negativo e quindi possibili rettifiche di valore. Ma anche come l’analisi debba essere completata da un confronto qualitativo con le funzioni aziendali, perché non ogni margine apparentemente negativo racconta la stessa storia: possono esserci promozioni, omaggi collegati a prodotti principali, politiche commerciali temporanee, articoli di nuova collezione, strategie di smaltimento o prodotti fuori mercato.

È proprio in questa capacità di collegare numeri, evidenze e contesto che si misura la qualità della revisione.

Il costo medio ponderato e la forza del ricalcolo

Il focus ha poi portato i partecipanti dentro il tema della valorizzazione al costo medio ponderato. Anche qui l’approccio è stato operativo: selezione dei codici, verifica delle giacenze iniziali e finali, controllo dei carichi di magazzino, riscontro con fatture e documenti, trattamento degli acquisti in valuta estera, riperformance del calcolo e confronto tra il costo calcolato dalla società e quello ricalcolato dal revisore.

Un passaggio essenziale per ricordare che il ricalcolo non è un formalismo. È una procedura di revisione che consente di verificare se il metodo scelto dall’impresa sia applicato in modo corretto e coerente. Nel magazzino, anche differenze apparentemente contenute possono produrre effetti rilevanti quando vengono proiettate su grandi quantità o su codici ad alto valore unitario.

Commesse pluriennali: stime, competenza e prudenza

La seconda parte del percorso ha aperto il tema dei lavori in corso su ordinazione, con riferimento all’OIC 23. Le commesse pluriennali rappresentano uno degli ambiti più delicati della valutazione, perché richiedono sistemi interni affidabili di previsione e rendicontazione, aggiornamento periodico delle stime, controllo dei costi complessivi, misurazione dell’avanzamento e gestione delle eventuali perdite prevedibili.

Sono stati richiamati i criteri della commessa completata e della percentuale di completamento, con attenzione alle condizioni che rendono possibile l’applicazione del metodo cost-to-cost e alle metodologie alternative fondate su ore lavorate, unità consegnate o misurazioni fisiche.

Anche in questo caso il cuore della questione è stato professionale prima ancora che contabile: il revisore deve verificare se esista un contratto vincolante, se il diritto al corrispettivo maturi con ragionevole certezza, se non vi siano incertezze rilevanti sulle condizioni contrattuali e se il risultato della commessa possa essere misurato attendibilmente.

Una formazione pensata per chi lavora davvero sulle carte

La forza del focus è stata nella combinazione tra teoria, metodo e pratica. I materiali integrativi hanno consentito di passare dai principi alle carte di lavoro: analytical review delle rimanenze, ricalcolo del costo medio ponderato, test sul valore netto di realizzo, analisi slow e no moving, verifiche su fondi e procedure di dettaglio.

Per i partecipanti è stata l’occasione per confrontarsi con un tema spesso complesso, ma centrale nella revisione dei bilanci, soprattutto nelle imprese manifatturiere, commerciali, industriali e in tutte le realtà in cui il magazzino rappresenta una voce significativa e potenzialmente esposta a rischi di sovrastima.

Il taglio scelto da Sabrina Rigo e Marco Zennato ha reso evidente un messaggio: una revisione efficace delle rimanenze non nasce da check list compilate in automatico, ma da un approccio critico, documentato e coerente. Serve metodo. Serve capacità di leggere i processi. Serve attenzione alle stime. Serve dialogo con l’impresa. E serve, soprattutto, la capacità di trasformare il dato in evidenza di revisione.

Start4Rev: una scuola che costruisce competenze e comunità

Il focus del 13 maggio si inserisce nel percorso del Master Start4Rev – Scuola Revisori Triveneta, progetto formativo promosso da ADCEC Tre Venezie per accompagnare professioniste e professionisti nello sviluppo di competenze sempre più solide in materia di revisione legale.

Ancora una volta, la partecipazione numerosa degli associati ha confermato il valore di una proposta formativa costruita sui bisogni reali della professione: temi tecnici, casi applicativi, docenti con esperienza diretta sul campo e un format pensato per offrire strumenti immediatamente utilizzabili negli incarichi.

Chi ha partecipato ha portato a casa non solo un aggiornamento, ma un metodo di lavoro. Chi non c’era, ha perso una di quelle occasioni in cui la formazione diventa davvero esperienza professionale: concreta, verticale, utile.

Ed è proprio questa la direzione che ADCEC Tre Venezie continua a presidiare: creare occasioni di crescita, confronto e qualificazione per i commercialisti del Triveneto, rafforzando una comunità professionale che si ritrova anche online, ma che resta unita da un obiettivo comune: elevare la qualità della professione, condividere competenze e costruire insieme il futuro della revisione.

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